Mi aggancio ad una discussione nata altrove (nei blog di Giovanni Boccia Artieri e di Bernardo Parrella) per dire la mia sul ruolo delle università italiane oggi.
I punti su cui vorrei soffermarmi sono i seguenti:
gli studenti delle università sono “antropologicamente diversi da ogni generazione precedente” (cito Alberto Abruzzese). Sono i cosiddetti “digital natives”, ossia quella generazione di individui nata e cresciuta in ambiente ipertecnologico, circondati da periferiche mobili di comunicazione, abituati fin da piccoli ad agire e interagire in Rete.
E, tuttavia, questi individui non sono in grado di utilizzare criticamente le informazioni che circolano nel cyberspazio: hanno bisogno di essere guidati. Ma da chi, se la gran parte dei docenti delle scuole italiane non è in grado di utilizzare le tecnologie connettive?
La produzione del sapere non è mai stata un'esclusiva delle istituzioni didattiche e accademiche, ma mai come oggi i circuiti di produzione della conoscenza sono stati esterni alle istituzioni didattiche. Questo non significa assolutamente che nelle università e nelle scuole non si impari niente di utile. Significa piuttosto che l'ambiente cognitivo in cui sono immersi gli studenti comprende sempre meno le istituzioni didattiche e sempre più i circuiti del cyberspazio. In pratica, si apprende sempre di più su flickr, su youtube, sui blog, sulle webzine, cioè, dal contesto cognitivo. E si apprende spontaneamente, attraverso incontri e scoperte casuali, fortuiti, imprevedibili. Si è realizzata con trent'anni di ritardo la proposta di Ivan Illich (Descolarizzare la società). In questo contesto, che posizione occupano le università nel web? Che funzione hanno i portali accademici?
Viviamo nell'epoca dell'ipercomplessità. L'enorme massa di informazioni, apparentemente ingestibile, richiede la capacità di agire collaborativamente negli ambienti del cyberspazio. Ma complessità non significa soltanto eccesso di possibilità: significa anche interdisciplinarietà. Non è più ammissibile trincerarsi in ambiti disciplinari definiti: è assolutamente indispensabile, per gli umanisti, abbracciare le tecnologie di comunicazione, per i tecnici, cercare il senso sociale dei loro strumenti. L'approccio al sapere complesso è pressoché sconosciuto, in Italia, come nel resto del mondo (cito Manuel Castells).
Cosa dire della distribuzione dei sapere accademici? L'impressione che l'università sia poco aperta all'informazione esterna, si affianca alla certezza che essa sia poco disponibile alla libera circolazione dei saperi accademici. In buona parte dei portali accademici che mi è capitato di visitare nelle mie recenti ricerche, i contenuti ospitati dalle varie piattaforme erano protetti da password!!! Nella maggior parte dei casi, i contenuti mancavano del tutto, e i portali si riducevano a semplici bacheche informative.
Nel mio recente lavoro ho avanzato una proposta: favorire l'ingresso delle università all'interno della Rete nella logica più tipica del Web 2.0, cioè con piattaforme aperte alla libera circolazione della conoscenza, in grado di stimolare la collaborazione tra studenti, docenti e soggetti esterni (sia soggetti istituzionali, sia singoli individui), tali da consentire l'apprendimento spontaneo dal contesto virtuale e la collaborazione democratica alla creazione di contenuti, sotto la guida di docenti in grado di stimolare le attività cognitive e relazionali. L'apertura consentirebbe alle istituzioni virtuali di divenire dei punti di riferimento non soltanto per i propri studenti, ma anche per gli ex studenti e per tutti coloro che, per motivi professionali, culturali o informativi, coltivano un determinato tipo di conoscenza.
E per far questo, non basta ricorrere agli strumenti delle tecnologie connettive: è necessario un drastico cambiamento culturale e organizzativo, orientato all'apertura e alla collaborazione. Quindi, dal punto di vista da me proposto, non valgono molto le attività di e-learning, se chiuse alla libera circolazione del sapere. Molto meglio un blog di classe, se in grado di abituare gli studenti alla creazione di contenuti in forme testuali tradizionali e multimediali e aperto alle dinamiche interattive della Rete.
Per chi fosse interessato al discorso, ecco i link dove trovare i risultati del lavoro da me proposto:
Il testo completo della tesi (con licenza CC)
A prima vista non ci sono grandi differenze rispetto ad un classico portale accademico, ma se vi interessa navigare nel portale, troverete una serie di servizi e informazioni che generalmente non esistono in un sito del genere.
Prima di tutto l’offerta formativa, cui si accede dal link “i corsi di laurea”, che è una bacheca aggiornata di anno in anno con i programmi dei corsi d’esame e la relativa bibliografia, accessibile a tutti. Non è una grande novità, anche perchè era già presente nel vecchio portale, ma sottolineo l’importanza della disponibilità di programmi e bibliografie di ogni corso, in quanto le informazioni disponibili possono servire a chiunque per orientarsi nelle conoscenze specifiche dei settori disciplinari cui appartengono i vari corsi (la creazione del software necessario a far funzionare questa sezione mi ha impegnato per mesi).
Altro elemento importante, unico nei portali accademici da me analizzati, è la comunità accademica. Ho creato una struttura reticolare che dà la possibilità ai docenti dei corsi di laurea, agli studenti, ai ricercatori, ai collaboratori e ad altri docenti esterni di creare una comunità virtuale dove ogni nodo (un membro della comunità) diventa un punto da cui si diramano i collegamenti con la rete. Le informazioni collegabili ad ogni nodo sono le più varie: dal blog del docente/studente/ricercatore, alle proposte di lettura, alle opere pubblicate, agli articoli on-line, ecc.
Tra i portali accademici sono ancora pochi quelli che offrono un servizio RSS. La mia proposta prevede anche il ricorso alla syndication, quale elemento determinante nella realizzazione di un daily-me scientifico. Altro elemento che voglio sottolineare riguarda l’utilizzo del portale come aggregatore di blog e altri siti simili, grazie sempre alla tecnologia RSS.
Infine la gestione dei link esterni: sull’importanza di questo strumento non mi dilungo, se non per dire che l’inserimento dei link esterni dovrà servire a trasformare il portale accademico in uno strumento di apprendimento permanente e di orientamento nel sapere complesso.