L’ho finito. L’ho letto per la seconda volta, e anche questa volta è stata un’esperienza. Non è una lettura facile, non per il modo di scrivere, estremamente semplice e lineare, ma per i concetti espressi, che richiedono attenta riflessione.
Parlo dell’
Intelligenza Collettiva di Pierre Lévy. Ne ho già parlato in passato, ma ripropongo l’argomento perché ritengo questo libro un contributo indispensabile alla comprensione dell’umanità delle Reti. Tengo a sottolineare la parola umanità , perché Lévy analizza il fenomeno dell’intelligenza con un approccio umanistico globale, spaziando dall’aspetto sociale a quello politico, da quello economico a quello teologico, per soffermarsi, forse maggiormente, sull’aspetto antropologico.
Parla di democrazia diretta, Pierre Lévy, parla di partecipazione politica totale, di consapevolezza ed esaltazione della diversità . E parla dell’uomo, delle sue infinite esperienze e delle sue infinite possibilità di contribuire alla crescita della collettività , o meglio, dell’intellettuale collettivo. Sotto questa luce ogni spreco di ricchezza umana, intesa come esperienza, conoscenza, emozione, è una perdita per l’umanità : la stessa disoccupazione è uno spreco di ricchezza umana, ma non dal punto di vista economico, come una lettura poco attenta potrebbe suggerire, ma dal punto di vista dell’intellettuale collettivo, del capitale culturale e umano globale.
Insomma, ritengo “L’intelligenza collettiva†la prima e più importante lettura per chiunque voglia avvicinarsi al tema della collettività pensante (la
noosfera di Theilard) e delle possibilità offerte dalle Reti in questo ambito.
Ma la collettività pensante è un’utopia? Forse sì, almeno a questo stato delle cose; forse no, in una prospettiva futura e non eccessivamente generalizzata.