TVspenta

CHI SONO

Utente: carloxdaniele
Nome: Carlo
Digital adoptive

Una comunità accademica nell'epoca del Web 2.0

Il testo completo
Le slide

Archivio

oggi
--- 2007 ---
--- 2006 ---

Bottoni

  • Contattami
  • Il mio profilo
  • Linkami


  • RSS 2.0
  • ATOM 0.3
  • Powered by Splinder


Add to Technorati Favorites

del.icio.us

technorati

Contatore

visitato *loading* volte
venerdì, 03 novembre 2006

Quello che Hari Seldon non aveva previsto

Si discute molto in questi giorni, in termini metaforici, sulla necessità di rifondare l'università italiana, accostandola alla Seconda Fondazione di Hari Seldon. Ne giungo a conoscenza da un post di GBA, il quale a sua volta cita un bellissimo articolo (in cui si fa anche molta autocritica, e per questo è ancora più bello) di Alberto Abruzzese. La metafora dovrebbe suggerire, secondo Abruzzese, un ripensamento dell'università italiana. Tralascio la storia narrata da Asimov, lasciando solo un appunto: la Seconda Fondazione, come la prima, viene “sconfitta” nell'epilogo di Asimov (Fondazione e Terra). Alla fine l'uomo sceglierà Gaia, il pianeta vivente, in cui tutti gli esseri diventano una mente collettiva. Non è forse più adatta come metafora?

Ma andiamo all'argomento centrale del post di Abruzzese: come rinnovare l'università? Come renderla adatta a relazionarsi con la nuova realtà antropologica della società contemporanea?

Le recenti riforme, a partire da Berlinguer, hanno devastato (a mio parere) le istituzioni didattiche (preferisco allargare il discorso su questo punto). Facendo delle scuole dei centri di costo, i nostri politici hanno introdotto la logica economica delle entrate e uscite. C'è chi meglio di me può dire come le attività dei docenti si siano trasformate in modo repentino da attività quasi esclusivamente didattiche e culturali, in attività burocratiche e amministrative.

Le riforme, inoltre, introducendo il conto economico nelle istituzioni didattiche, le hanno private di risorse e hanno un po' alla volta reso sempre più instabile il rapporto del docente con l'istituzione. Ma la conseguenza dell'economizzazione delle attività didattiche ha avuto una più didastrosa conseguenza: quella di asservire l'istruzione alle necessità del mercato. Quindi si è messa in secondo piano la ricerca di base e tutte quelle attività formative e culturali non direttamente spendibili sul mercato (prova ne sia la proliferazione di corsi di laurea sempre più settoriali e l'esplosione della moda delle convenzioni tra università e enti di vario tipo). La conseguenza è un isterilimento immediato della formazione scolastica.

Si dice che la scuola non è adeguata alla società che cambia: verissimo, ma questo le diceva Ivan Illich negli anni '70, allorché avvertiva della necessità di descolarizzare la società, in quanto l'istituzione scolastica, e soprattutto quella accademica, costituiva un formidabile freno allo sviluppo sociale, in quanto strumento di conservazione perpetua dello status quo. Illich distingueva nettamente tra insegnamento e apprendimento, affermando che la scuola traspone il primo nel secondo e in questo modo privilegia la frequenza scolastica alla cultura, legittimando quello che da noi viene definito il “pezzo di carta”.

Descolarizzare la società, diceva Illich, perché si apprende più dal contesto che dall'insegnamento. Perché le istituzioni dalle quali si può apprendere sono le più varie, non ultima una comunità di amici. Ma Illich lo diceva negli anni '70, quando non c'era Internet. Adesso il nostro ambiente cognitivo è cambiato enormemente. È subentrata prima la presenza onnipervasiva della televisione, poi gli ambienti virtuali della Rete. E sono questi che adesso fanno la differenza, perché sono i nuovi luoghi del cyberspazio a diventare gli ambienti cognitivi dove si forma la conoscenza della nuova umanità. Sottolineo le parole luoghi e umanità, perché determinanti per comprendere la nuova realtà.

Cosa succede ora che il sapere è emigrato fuori dalle aule accademiche? Adesso è ancora difficile da dire, ci vorrebbe davvero una Seconda Fondazione per prevederlo. Quello che è certo è che i ragazzi di oggi cresceranno in un ambiente che non è mai esistito prima; formeranno le loro identità, svilupperanno le loro capacità cognitive, sperimenteranno nuove forme di socialità in modi imprevedibili da chi è chiamato ora a gestire l'istituzione scolastica e accademica.

Se le università non si inseriranno nella nuova realtà, e quindi non entreranno nei circuiti del cyberspazio in modo attivo e non con semplici bacheche informative, saranno sempre meno idonee a fornire cultura. E sottolineo la parola cultura, perché è di quello che si dovrebbero occupare, e non di una formazione finalizzata all'inserimento in un mondo del lavoro precario e orientato al brevissimo termine. Il punto è capire che il sapere non può essere limitato a fini immediati, ma deve essere complesso, trasversale, “liberale” per dirla con Illich. Perché solo in una conoscenza non finalizzata possono esserci gli spazi per la creatività, quindi per un reale progresso.

Se una normale webzine (prendete apogeo o puntoinformatico) può diventare un catalizzatore di conoscenze sociali, antropologiche, filosofiche, informatiche, artistiche, …, perché un'università deve tenersi fuori dai circuiti della conoscenza? Se i nuovi strumenti del Web 2.0 si stanno diffondendo ovunque ci siano informazioni e conoscenza, perché non ho mai trovato un solo sito universitario che desse almeno la possibilità di ricevere dei feed rss? Perché si creano comunità ovunque e con qualunque tema, anche il più banale, mentre non ho mai trovato on line una comunità accademica? Ci sono dei tentativi di sperimentazione di nuove forme di insegnamento, ma sono quasi sempre i tentativi di singoli docenti che provano a utilizzare in modo più o meno consapevole le nuove tecnologie. Lode a loro, ma perché a sperimentare non può essere una intera struttura scolastica? Questo interrogativo ci riporterebbe al discorso di Edgar Morin sul pensiero complesso (vedi E. Morin, Educare gli educatori, EDUP): gli umanisti dovrebbero dotarsi di competenze tecniche e i tecnici di competenze umanistiche. E perché non sperimentare invece forme di collaborazione tra facoltà tecniche e umanistiche nella progettazione di nuove comunità scientifiche?

Ma cosa attendersi dalla politica e dalle istituzioni? Non vi nascondo il più nero pessimismo. De Kerckhove, in un'intervista che trovate qui, ad un certo punto afferma: «L'avvento della teledidattica potrebbe dare un nuovo impulso democratico all'intero sistema educativo. Purtroppo, ci si scontra qui con le lentezze e le difficoltà create, in particolare, da amministrazioni refrattarie all'innovazione e dal prevalere di politiche conservatrici in materia di telecomunicazioni.»

E dunque, alla domanda di Giovanni Ragone «è riformabile, e come, l’Università?» io rispondo di no. E non basta, secondo me, invocare maggiori finanziamenti: per cambiare, la scuola e l'università, hanno bisogno anche di una nuova progettualità, di nuove finalità. Ancora Ragone afferma: «Va ribaltata la struttura organizzativa e fisica, dell’Università, come va ribaltato il senso, la soggettività dell’apprendimento, abbandonando i modelli ottocenteschi e in seguito tayloristici del trasferimento di conoscenze da uno a molti»; e ancora Ragone, sui processi di apprendimento: «quelli veri, il più delle volte, lo studente se li costruisce da solo, dalla sua postazione di casa e altrove».


postato da: carloxdaniele alle ore 19:22 | link | commenti (16)
categorie: universita

Commenti
#1   03 Novembre 2006 - 22:45
 
Ho letto il post tutto d'un fiato. Difficile sperare in un'immediata riconversione della trasmissione del sapere universitario. Su questo mi trovo in linea con te; il sapere, soprattutto in alcuni corsi di laurea umanistici, è ancora concepito come mero trasferimento di conoscenze, mediato esclusivamente dalla lezione cattedratica. Ma...c'è un ma...se alcuni docenti sparuti (mosche bianche è vero, ma esistenti!) hanno capito che il sapere del futuro è quello condiviso e reticolato da opportuni strumenti informatici e, ancora, quello collaborativo - che non prevede la necessaria compresenza degli attori docente/discente -, allora si può ipotizzare che nei prossimi decenni anche le università possano diffondere il sapere in conformità col tempo che le circonda. Il discorso poi ha tante di quelle possibili ramificazioni sulle quali poter discutere, che ci occorrerebbero dei giorni per parlarne (anche se non mi dispiacerebbe).
Volevo essere ottimista e provocatoria, sebbene ritenga giustissime e legittime le tue osservazioni.
Buona notte :-)
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente claudiaz

#2   04 Novembre 2006 - 07:24
 
Per fortuna anche Claudia cerca di riportarti un po’ di ottimismo!
Dal momento che da tempo sono lontana dall’Università non ho molto da aggiungere alle cose che hai scritto, leggendoti però ho fatto questa considerazione (e scusami se vado un po’ fuori tema):
Il fatto che la scuola sia diventata un centro di costo e si sia piegata a sottostare alle regole del mercato dimostra che si è abbondantemente adeguata alla società che cambia.
Diceva Eric Fromm nel 1977 “Avere ed essere sono modalita' esistenziali, entrambe sono potenzialita' della natura umana: alla base della modalita' esistenziale dell'avere vi e' un fattore biologico, la spinta alla sopravvivenza, alla base della modalita' esistenziale dell'essere c'e' il bisogno di superare il proprio isolamento, che e' una condizione specifica dell'esistenza umana. A decidere quale modalita' avra' il sopravvento per la maggioranza e' la struttura sociale con le sue norme ed i suoi valori”
Io credo che la scelta sia andata verso l’Avere - avidita', incorporazione di cose o simboli, possesso, dominio, proprieta' acquisitiva, conoscenza possessiva, connessioni logiche e meccaniche dei concetti –
Se sviluppare il nostro modo di Essere significa non-Avere, rinuncia a cose, potere, dominio, proprieta' funzionale, creativita', coinvolgimento, connessioni emozionali dei concetti, dialogo quanto la rete puo ' accompagnarci lungo questa strada?
utente anonimo

#3   04 Novembre 2006 - 09:31
 
Ho letto. Ottimo articolo, l'unica soluzione da me condivisibile per forzare l'aggiornamento delle università è introdurre dal modello americano il contratto di docenza annuale, rinnovabile solo dietro approvazione degli studenti. La carriera universitaria si deve fermare al livello di ricercatore: la libera docenza deve essere approvata dall'utente finale, il quale non sarà in grado di stabilirne la competenza, ma la capacità di insegnamento, quella sì. E sarebbe la fine di tanti baroni e caproni.
Lo dicevo polemizzando in università sin dal 1986.... ABK
utente anonimo

#4   04 Novembre 2006 - 09:34
 
**** x cirdan ****
il link di de kerchkowe non funzia!
utente anonimo

#5   04 Novembre 2006 - 12:47
 
C'è molto da discutere. Comincio col rispondere ad ABK. Purtroppo non sono d'accordo con l'importare modelli americani. Le soluzioni americane sono spesso un po' sbrigative, e quella che proponi non mi sembra idonea a risolvere il ritardo dell'università italiana. Prima di tutto perchè si dovrebbe basare sull'ipotesi che uno studente di 18 o 20 anni debba essere necessariamente in grado di comprendere gli obiettivi e le metodologie didattiche messe in atto dal docente. Non lo ritengo un presupposto ammissibile, almeno nella generalità dei casi.
Piuttosto il problema che vedo io è istituzionale. Non intendo mettere in discussione i docenti, nemmeno quelli meno competenti o meno comunicativi. In discussione è l'istituzione nel suo complesso e la sua incapacità di aprirsi alle nuove forme di cultura. Già Roberto Michels parlava negli anni '20 del conservatorismo di ogni tipo di istituzione, e da allora sono innumerevoli i contributi che hanno rafforzato l'idea. L'istituzione scolastica, come ogni altra forma di istituzione, tende a conservare lo status quo. Ma quando la materia del contendere è un sapere sempre più liquido, instabile, complesso, eterogeneo, allora il conservatorismo istituzionale conduce all'autodistruzione.

Secondo me, oggi non ci sono modelli di sorta da imitare all'interno del panorama accademico. Bisogna innovare guardando altrove, alla rete, alle singolarità, alle comunità di interessi. E bisogna essere ben consapevoli dei nuovi strumenti tecnologici a disposizione.

Ringrazio Cirdan della segnalazione. Ho verificato il link e non mi si apre la pagina (ce l'avevo tra i preferiti - pardon, tra i bookmarks). Forse il documento è stato rimosso. Chi desidera leggere l'intervista a De Kerckhove può lasciarmi un messaggio su splinder con l'indirizzo email e gli manderò l'intervista quanto prima.

Con Claudia non posso che essere d'accordo. Ma continuiamo a discuterne. Lascia le tue proposte sul tuo blog, verrò a leggerti.

L'amica anonima pone una discussione interessante, ma forse un po' troppo globale per un singolo post. Abbiamo discusso delle relazioni di potere nei post precedenti, che bene o male si collegano anche a questo. La domanda se la rete ci possa accompagnare verso una scoperta dell'Essere vorrebbe una risposta positiva. Ma io non riesco a dargliela, perchè ritengo che, sebbene le potenzialità siano universali, alla fine sono in pochi a farne l'utilizzo "migliore". Forse prevale un uso televisivo di Internet, forse siamo ancora di fronte a forme di analfabetismo che impediscono lo sviluppo pieno delle collettività. Ma non vorrei allargare troppo il discorso. Ne parleremo ancora, se vorrete.

p.s.: pregherei tutti di lasciare almeno un nome, anche se non c'è un link.
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente carloxdaniele

#6   04 Novembre 2006 - 14:43
 
Quelli che tu proponi sarebbero consigli validi per una classe dirigente che, se fosse tale, li avrebbe già messi in pratica. Invece l'università italiana è ormai un'istituzione screditata, senza nè capo nè coda. I migliori vengono marginalizzati o se ne vanno per disperazione. I gruppi di potere interni arraffano tutto l'arraffabile, salvo piangere miseria sempre e comunque [sembrano tanti emuli del fu premier]. Le imprese se ne stanno ben lontane e quando si avvicinano o pagano dazio o nemmeno vengono accettate.

Il sistema è irriformabile nè c'è qualcuno che abbia la forza politica per tentare un putsch. La politica questo lo sa e lascia affogare l'università nella propria mediocrità. Quando l'entropizzazione sarà a buon punto, si provvederà a riformare quello che il mercato ha già salvato. Ma nemmeno allora Morin avrà spazio, perchè la logica sarà sempre quella dei potentati superstiti che si sentiranno nel diritto di dettare le regole.

Una via d'uscita c'è: che i giovani italiani imparino l'inglese meglio di quanto conoscono l'italiano. A quel punto sarà semplice iscriversi ad un'università on-line di buon livello ed adoperare gli strumenti che tu citi.
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente Brioethos

#7   05 Novembre 2006 - 23:15
 
auguri di cuore.
crescenzo
utente anonimo

#8   06 Novembre 2006 - 07:55
 
CONGRATULAZIONI!!!
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente austine

#9   06 Novembre 2006 - 17:55
 
grazie di aver pubblicato il link, mi ha fatto piacere leggere l'articolo di abbruzzese. è stato mio prof e abbiamo sempre avuto un buon feeling, è bello riconoscerlo fra le righe. mi spiace solo leggerlo un po' "scoraggiato": ecco, chi ha avuto modo di seguire le sue lezioni riconosce lo stile "pentecostale" come ha scritto nel pezzo. effettivamente è uno che si sbatte per accenderti un minimo di luce nella testa e quando si accorge che t'ha aperto un pochetto la mente è il primo a rallegrarsene. solo che si scontra da un lato col fatto che è una persona assolutamente originale e difficile da comprendere, perfino per un giovane. abruzzese è più "oltre" di un ventenne, è più progressista lui di tanti studenti che ho avuto accanto, in classe. dall'altro si scontra con l'istituzione in sé: il pezzo che ha scritto lo dimostra, è talmente avanti rispetto all'istituzione stessa che non viene compreso. ma nemmeno "avanti". lui ragiona in modo parallelo alla fondazione 1, appunto.
e credo sia questo che oggi lo fa incazzare (detto senza mezzi termini perchè se lo conosco come lo conosco, quando ha scritto era incazzato nero :D)
buon nuovo blog, ciao!
cri
(scusa se non mi loggo ma non scrivo più sul vecchio blog che avevo, se vuoi ti mando un mp e mi identifico :D)
utente anonimo

#10   06 Novembre 2006 - 21:56
 
grazie di cuore a crescenzo e austine.

@ cri: stimo molto abruzzese anche se non ho avuto mai occasione di ascoltarlo personalmente. l'ultimo articolo che ha scritto dimostra una sensibilità al problema delle università che, sigh, non esiste da nessuna parte in italia. cmq, l'importante è che ci sia qualcuno che animi il dibattito.

p.s.: non è necessario logarti. basta lasciare il nome per discutere senza rivlgersi ad un anonimo ;-)
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente carloxdaniele

#11   07 Novembre 2006 - 18:44
 
Ivan Illich è stato sempre il mio idolo. Ho sempre pensato che avesse avuto un grande intuito abbandonato dalla società che aspira al solo controllo delle menti... Rivoglio la Jasnia poliana! (Si scrive così?)
OT. Qualcuno è diventato papà? Allora auguri di cuore
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente Tisbe

#12   07 Novembre 2006 - 21:23
 
Eppure ora di Illich non si parla per niente e nei decenni scorsi è stato definito semplicemente "utopista".
Forse aveva visto più lontano di tutti.

Grazie mille per gli auguri. E' una sensazione indescrivibile...
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente carloxdaniele

#13   07 Novembre 2006 - 22:10
 
Va bene, sarà indescrivibile però almeno fai un tentativo...
C'è gente qui che non ha esperienza di quello che stai provando e se non li aiuti tu a farsene un'idea...
Bacioni!
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente austine

#14   07 Novembre 2006 - 23:23
 
E' inutile dire che è importante che il tema sia rilanciato di blog in blog e che faccia crescere il dibattito.
Che gli studenti (ma anche altre soggettività) possano partecipare.
Che le intelligenze dei mondi mediali abbiano voce .
Post di commento e rilancio qui

utente anonimo

#15   08 Novembre 2006 - 17:59
 
oibò...ma questo è un blog che trasuda cultura da ogni poro... mi sento impreparato e fuori luogo (quasi). Ciao e passa a trovarmi :DD
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente PV64

#16   21 Dicembre 2006 - 21:40
 
complimenti e con gioia vi comunico mi sono convinta .farò un blog che sarà una sorta di contenitore dei blog più interessanti e scomodi lo chiamerò senzatregua.splinder.aspetto l'email e il tempo per farlo ho gia pensato di mettere tuoi post quelli di irpinialibera davvero interessanti alcuni post io sono siciliana precisamente di barcellona pozzo di gotto(messina "campione d'Italia" (è anche un libro inchiesta)(collegamenti con il caso del casinò di Campione d'italia e le illustre personalità politiche ecc..)è una risposta all' emergenza democratica di informazione
utente anonimo

Commenti