Il barcamp è un evento sociale. Persone con competenze e interessi diversi si incontrano online e si danno appuntamento in un luogo preciso. Non c'è nessuno che diriga le discussioni e stabilisca di cosa parlare: i promotori si limitano a fornire un semplice (ma indispensabile) supporto logistico e organizzativo. I protagonisti sono i partecipanti: ognuno parla di ciò che vuole, e il giudizio gli sarà dato solo dal pubblico di presenti.
Il tema generale è la condivisione della conoscenza, stavolta nella realtà "concreta" e non in Rete. Si presenta il proprio argomento, si dibatte (per il tempo che si ha a disposizione) e ci si dà appuntamento per ulteriori discussioni.
E poi, oltre alla condivisione delle conoscenze, si conoscono persone con cui discutere dei temi che più interessano, ci si scambia opinioni e ci si dà appuntamento online.
Il MarCamp è stato il mio primo barcamp, ma l'impressione che ho avuto è stata davvero ottima. Ottima l'organizzazione, molto bella la sede (la facoltà di economia dell'università di Ancona), numerosa la partecipazione.
Insomma, davvero un gran bell'evento. Tra l'altro, adesso capisco perchè c'è gente che salta da una città all'altra per non perderne nessuno. Il prossimo è a Casalecchio di Reno (il CitizenCamp), il 24 marzo. Sarò anche lì (spero).
Adesso, però, mi tocca stabilire l'argomento di cui parlare. Ho 3 idee:
1) Parlo ancora di Joomla!. Presentazione del software, istallazione, configurazione e usi sociali;
2) Sempre Joomla!: sviluppo del software per usi sociali.
3) Cambio argomento: uso avanzato di del.icio.us. In questo caso avrei già il titolo: del.icio.us e il social bookmarking: l'accelerazione neuronica. Sa un po' di Goldrake, ma mi piace. Visto che del.icio.us è un argomento abbastanza dibattuto nei barcamp, prima di decidere preferisco verificare che non ci siano altri che ne parlino.
Visto che non so decidermi, accetto consigli. Anzi, chiedo consigli.
Ovviamente, la discussione sarà legata al tema "le nuove tecnologie per promomuovere la cultura della cittadinanza - come vengono usate, come potrebbero essere usate".Mi aggancio ad una discussione nata altrove (nei blog di Giovanni Boccia Artieri e di Bernardo Parrella) per dire la mia sul ruolo delle università italiane oggi.
I punti su cui vorrei soffermarmi sono i seguenti:
gli studenti delle università sono “antropologicamente diversi da ogni generazione precedente” (cito Alberto Abruzzese). Sono i cosiddetti “digital natives”, ossia quella generazione di individui nata e cresciuta in ambiente ipertecnologico, circondati da periferiche mobili di comunicazione, abituati fin da piccoli ad agire e interagire in Rete.
E, tuttavia, questi individui non sono in grado di utilizzare criticamente le informazioni che circolano nel cyberspazio: hanno bisogno di essere guidati. Ma da chi, se la gran parte dei docenti delle scuole italiane non è in grado di utilizzare le tecnologie connettive?
La produzione del sapere non è mai stata un'esclusiva delle istituzioni didattiche e accademiche, ma mai come oggi i circuiti di produzione della conoscenza sono stati esterni alle istituzioni didattiche. Questo non significa assolutamente che nelle università e nelle scuole non si impari niente di utile. Significa piuttosto che l'ambiente cognitivo in cui sono immersi gli studenti comprende sempre meno le istituzioni didattiche e sempre più i circuiti del cyberspazio. In pratica, si apprende sempre di più su flickr, su youtube, sui blog, sulle webzine, cioè, dal contesto cognitivo. E si apprende spontaneamente, attraverso incontri e scoperte casuali, fortuiti, imprevedibili. Si è realizzata con trent'anni di ritardo la proposta di Ivan Illich (Descolarizzare la società). In questo contesto, che posizione occupano le università nel web? Che funzione hanno i portali accademici?
Viviamo nell'epoca dell'ipercomplessità. L'enorme massa di informazioni, apparentemente ingestibile, richiede la capacità di agire collaborativamente negli ambienti del cyberspazio. Ma complessità non significa soltanto eccesso di possibilità: significa anche interdisciplinarietà. Non è più ammissibile trincerarsi in ambiti disciplinari definiti: è assolutamente indispensabile, per gli umanisti, abbracciare le tecnologie di comunicazione, per i tecnici, cercare il senso sociale dei loro strumenti. L'approccio al sapere complesso è pressoché sconosciuto, in Italia, come nel resto del mondo (cito Manuel Castells).
Cosa dire della distribuzione dei sapere accademici? L'impressione che l'università sia poco aperta all'informazione esterna, si affianca alla certezza che essa sia poco disponibile alla libera circolazione dei saperi accademici. In buona parte dei portali accademici che mi è capitato di visitare nelle mie recenti ricerche, i contenuti ospitati dalle varie piattaforme erano protetti da password!!! Nella maggior parte dei casi, i contenuti mancavano del tutto, e i portali si riducevano a semplici bacheche informative.
Nel mio recente lavoro ho avanzato una proposta: favorire l'ingresso delle università all'interno della Rete nella logica più tipica del Web 2.0, cioè con piattaforme aperte alla libera circolazione della conoscenza, in grado di stimolare la collaborazione tra studenti, docenti e soggetti esterni (sia soggetti istituzionali, sia singoli individui), tali da consentire l'apprendimento spontaneo dal contesto virtuale e la collaborazione democratica alla creazione di contenuti, sotto la guida di docenti in grado di stimolare le attività cognitive e relazionali. L'apertura consentirebbe alle istituzioni virtuali di divenire dei punti di riferimento non soltanto per i propri studenti, ma anche per gli ex studenti e per tutti coloro che, per motivi professionali, culturali o informativi, coltivano un determinato tipo di conoscenza.
E per far questo, non basta ricorrere agli strumenti delle tecnologie connettive: è necessario un drastico cambiamento culturale e organizzativo, orientato all'apertura e alla collaborazione. Quindi, dal punto di vista da me proposto, non valgono molto le attività di e-learning, se chiuse alla libera circolazione del sapere. Molto meglio un blog di classe, se in grado di abituare gli studenti alla creazione di contenuti in forme testuali tradizionali e multimediali e aperto alle dinamiche interattive della Rete.
Per chi fosse interessato al discorso, ecco i link dove trovare i risultati del lavoro da me proposto:
Il testo completo della tesi (con licenza CC)