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mercoledì, 27 settembre 2006

I grandi nemici

Rimini, 17.15. Il muezzin mi richiama alla preghiera del ramadan, ma sono preso da un articolo troppo interessante e per questa sera non risponderò.

Due sono i grandi nemici dello sviluppo tecnologico della rete e della sua crescita in termini di investimenti e di ricadute sull'informazione: la televisione e la politica.

postato da: carloxdaniele alle ore 16:34 | link | commenti (9)
categorie: web 20
giovedì, 21 settembre 2006

Innovazione e fannulloni

Si fa un gran parlare, in queste settimane, delle dichiarazioni del prof. Ichino sui fannulloni della pubblica amministrazione. A prima vista l’argomento sembra non essere calzante in queste pagine, vista la linea editoriale che mi sono dato. Ma solo a prima vista.

Sicuramente è vero che il lavoro è poco produttivo nella p.a. italiana. E sicuramente è vero che c’è una buona percentuale di lavoratori che lavorano poco. Ma le generalizzazioni costituiscono sempre una pratica sbagliata, e in questo caso sono una vera e propria eresia.


postato da: carloxdaniele alle ore 11:25 | link | commenti (9)
categorie: innovazione
domenica, 17 settembre 2006

Lawrence Lessig

Scoperta dell'ultima ora: il sito ufficiale di Lawrence Lessig, con tanto di blog:

http://www.lessig.org/

postato da: carloxdaniele alle ore 14:33 | link | commenti (2)
categorie: sitografia
martedì, 12 settembre 2006

Web 2.0

Cosa è il Web 2.0?

Qui trovate la lettura obbligata per capirne di più (in inglese).

postato da: carloxdaniele alle ore 07:36 | link | commenti
categorie: internet, web 20, documenti online
lunedì, 11 settembre 2006

Castells

Il problema è che non a tutti è chiaro il potenziale di libertà insito nella Rete, il suo enorme valore; soltanto le generazioni più giovani lo capiscono. Purtroppo però sono i più anziani, lontani da Internet e dalla sua mentalità, ad avere il potere. I giovani hanno solo i sogni


Manuel Castells

postato da: carloxdaniele alle ore 12:00 | link | commenti (2)
categorie: internet, innovazione, documenti online
mercoledì, 06 settembre 2006

Pensioni e innovazione

Mi sono ripromesso di non parlare di questioni politiche in questo blog. Cercherò di essere coerente, quindi eviterò di parlare di “pensiero a una dimensioneâ€.

La questione è “la pensioneâ€.

Indipendentemente dall’equità sociale di un eventuale provvedimento di “ulteriore†innalzamento dell’età pensionabile, che non sarebbe assolutamente necessario se in Italia il 50% del reddito prodotto non evadesse il fisco, ritengo che un ulteriore innalzamento dell’età pensionabile sarebbe disastroso per l’economia del paese.

È una questione accennata solo da alcuni osservatori internazionali. In Italia nessuno ne parla, anche perché affrontare il discorso in questi termini significherebbe ammettere la propria incapacità di gestire il problema.

In Italia regna la gerontocrazia. Chi occupa posizioni di sia pur minima responsabilità ha sempre oltre 50 anni. Lo vediamo soprattutto nella pubblica amministrazione, dove le posizioni gerarchiche si scalano quasi esclusivamente per anzianità. Quali le conseguenze? Se consideriamo che la maggiore capacità innovativa, nonché la maggiore produttività nel lavoro, si manifesta in media fino ai 45 anni, ne consegue che il permanere oltre una certa età al lavoro ha conseguenze negative sulla produttività e sull’innovazione del sistema.

Manuel Castells, nel suo “La nascita della società in reteâ€, fa presente che la capacità di sfruttare appieno le nuove tecnologie è propria dei più giovani non solo per una maggiore freschezza mentale, ma soprattutto perché questi ultimi hanno potuto formare i propri schemi mentali in un ambiente permeato proprio dalla tecnologia. Chi si è formato 30 anni fa non sarà capace di gestire allo stesso modo l’innovazione e la tecnologia moderna perché non avrà sviluppato il modo di ragionamento di chi è nato all’interno del “brainframe†(cito De Kerckhove) delle I.C.T.

Se stanno così le cose, chi adesso ha le capacità di comprendere e gestire l’innovazione accederà al mondo del lavoro, e al suo interno a posizioni di responsabilità, sempre più tardi.

Un innalzamento dell’età pensionabile, in via diretta o indiretta (con incentivi e disincentivi), renderebbe cronica questa situazione (nonché iniqua socialmente).

Invece di ritardare l’ingresso dei giovani nel mercato del lavoro, bisognerebbe fare in modo di favorire il deflusso degli anziani (non come avviene, però, nel settore provato, dove vi sono spesso pressioni poco ortodosse per mettere a riposo gli anziani), favorendo una flessibilità maggiore soprattutto all’uscita e non all’ingresso nel mondo del lavoro, ovviamente con le dovute garanzie.

postato da: carloxdaniele alle ore 09:28 | link | commenti (2)
categorie: innovazione
venerdì, 01 settembre 2006

Descolarizzare la società

Ho scoperto Ivan Illich per caso, ma è stata senza dubbio una scoperta illuminante.
“Descolarizzare la società†è uno di quei libri che lasciano una traccia, che costituiscono un invito alla riflessione che si protrae nel tempo, molto dopo la lettura. Illich svela al lettore l’enorme potere delle istituzioni scolastiche nella conservazione dello status quo sociale. Svela al lettore come l’istruzione istituzionalizzata crei i presupposti per una stratificazione sociale che si autolegittima e si perpetua nel tempo in virtù del riconoscimento generale dell’istituzione.
Gli emarginati, per Illich, sono tali perché esclusi dal sapere istituzionalizzato. L’imporre agli stessi emarginati il valore determinante del sapere istituzionalizzato, legittima ai loro stessi occhi l’emarginazione di cui sono vittime.
E allora Illich auspica l’abbattimento delle istituzioni scolastiche e accademiche, perché solo liberando il sapere dalla forza vincolante di ogni istituzione si può sperare sul serio di abbattere le disuguaglianze sociali.
Non è chiaro? Illich afferma che l’istituzione spaccia l’insegnamento per il sapere, volendo significare che l’ascesa sociale è garantita solo a chi può permettersi una più lunga permanenza all’interno dell’istituzione e all’interno di quelle istituzioni che godono di maggiore legittimazione.

Già da tempo si va dicendo che la scuola ha smarrito il suo ruolo guida nella diffusione del sapere, soprattutto ad opera dei mass media, maggiormente in grado di offrire modelli comportamentali idonei a favorire l’accettazione sociale nel gruppo di riferimento. Ma i mass media tradizionali sono portatori di una nuova cultura della conservazione e dell’esclusione sociale, pertanto non possono essere considerati come reali mezzi di innovazione e diffusione del sapere.

Eppure oggi abbiamo gli strumenti per abbattere le mura dell’istituzione scolastica senza lasciare all’informazione televisiva il ruolo determinante nella diffusione del sapere. Ovviamente mi riferisco alla Rete.

Allora, abbattere le mura dell’istituzione scolastica significa rendere la scuola totalmente permeabile ad ogni forma di sapere ad essa esterno, e contemporaneamente rendere la scuola in grado di trasmettere il suo sapere a chiunque e gratuitamente. Le istituzioni culturali, dunque, non dovrebbero più fondarsi sull’idea di avere il monopolio della conoscenza, ma dovrebbero porsi come guide, senza pensare di poter escludere forme inedite di sapere solo perché non riconosciute dalla burocrazia ministeriale, e per di più aprendosi al dialogo e alla critica col mondo esterno.

postato da: carloxdaniele alle ore 12:50 | link | commenti
categorie: bibliografia, universita